La prima primavera non
sciolse la neve
Lasciò lo scheletro sotto
La seconda primavera
arrivò distratta
Lo scheletro dormiva e non
se ne accorse
La terza primavera non ne
sapeva più nulla
Smosse un po' di neve e se
ne andò
Osso bianco e liscio è lo
scheletro sotto la neve, anch'essa bianca, che dimentica ma conserva
il ricordo. Riposano insieme ossa e neve e insensibili alle primavere
stanno, riposando, indistinte. Quelle ossa, frammenti di scheletro,
parti separate e che prima erano unite e sono ora trattenute insieme
dalla neve, che riempe gli spazi tra di loro e le giunture. Le
conserva e dimentica: così riposano. Quello che era uno resta unito
nel bianco e fermo.
Non si muove uno scheletro
conservato nel bianco del marmo e giace scomposto e mescolato, non si
muove uno scheletro conservato nel bianco della neve che lo tiene
composto. Il bianco è uguale il nulla e immoto. Rimangono solo dei
frammenti da unire, c'era un tempo ripiegato su se stesso, come tante
altre cose, piegate su se stesse tanto da non potersi più
riconoscere e restare pezzi sparsi di un qualcosa. Cos'era? Tutto
quel bianco non sapeva rispondere. C'erano cose. Il modo giusto di
mettere ordine; i modi giusti e mettere un punto.