lunedì 15 aprile 2013


La prima primavera non sciolse la neve
Lasciò lo scheletro sotto
La seconda primavera arrivò distratta
Lo scheletro dormiva e non se ne accorse
La terza primavera non ne sapeva più nulla
Smosse un po' di neve e se ne andò



Osso bianco e liscio è lo scheletro sotto la neve, anch'essa bianca, che dimentica ma conserva il ricordo. Riposano insieme ossa e neve e insensibili alle primavere stanno, riposando, indistinte. Quelle ossa, frammenti di scheletro, parti separate e che prima erano unite e sono ora trattenute insieme dalla neve, che riempe gli spazi tra di loro e le giunture. Le conserva e dimentica: così riposano. Quello che era uno resta unito nel bianco e fermo.
Non si muove uno scheletro conservato nel bianco del marmo e giace scomposto e mescolato, non si muove uno scheletro conservato nel bianco della neve che lo tiene composto. Il bianco è uguale il nulla e immoto. Rimangono solo dei frammenti da unire, c'era un tempo ripiegato su se stesso, come tante altre cose, piegate su se stesse tanto da non potersi più riconoscere e restare pezzi sparsi di un qualcosa. Cos'era? Tutto quel bianco non sapeva rispondere. C'erano cose. Il modo giusto di mettere ordine; i modi giusti e mettere un punto.