“Ho sprecato quasi tutto ciò che
c'era da sprecare”.
Così parlò e restò in
contemplazione.
Sprecato.
Il tempo.
Sprecata,
La vita,
La forza.
Sprecato l'amore.
Il demonio in persona,
Ha rigettato su di me l'accusa:
“È stata una tua scelta”.
Scelta consapevole di non voler essere
amati
Di lasciarsi morire
E di non farsi perdonare.
Camminarono insieme per un poco
Entrambi morti
Nel silenzio delle tombe.
Era un continuo ricordare
Per quel pezzo umano,
Era un continuo rinfacciare
Per quel demone morto.
Eccolo quel marmo che è un ricordo,
Un continuo ritornare,
Dopo aver descritto un cerchio
Che diventa una spirale,
Che non è mai finita.
“Io non ci posso venire.
È perché non ho capito
Dove sta l'errore,
Me lo spieghi per favore?”
Ma nessuno risponde.
Sprecato soprattutto è l'amore per chi
non ama e non sa amare.
“Io non ti so capire,
Ma ti ho provato ad amare”.
I cimiteri sono pieni di pietre bianche
Di tombe di marmo, strapiene.
Stanno lì per ricordo e non a
significare
La vita che era.
Un palo piantato nella memoria a cui si
lega una catena,
Così non si può proseguire.
“Lasciami andare”.
Il diavolo mi prese per la mano e mi
portò giù
Per quei tre ripidi gradini.
“Guarda, e non è una punizione,
Ma lo devi fare.”
“Qual è la colpa? La scelta
sbagliata?”
“Devi stare a guardare”
Capire ciò che non ha senso
E non trovare l'errore.
Sono nel marmo bianco, potrei guardare
dritto il nulla e non lo vedo:
C'è una foto a colori,
Una sedia,
Dei fiori, anche finti.
Un palo piantato nella memoria
Che ti incatena e non ti fa proseguire.
Il ricordo di un peccato commesso e
rimosso.
Non ho scelto io questo marmo bianco,
I fiori finti e di piangere poco.
Quella stupida frase.
Non ho scelto io di rendere infelice,
Di prendere e saccheggiare
L'anima degli altri,
Pretendere sforzi e uccidere
Senza dare.
Qui dentro non riesco a respirare”.
Un sogghigno mi guarda
Uscire tra le altre tombe bianche:
Non c'è altro posto dove andare,
Si vaga tra i pali dei ricordi
Piantati nella memoria
A cercare l'errore.
È stata una colpa nascere a quel modo?
È stato uno sbaglio volere?
Quel peccato originale
Me lo proponi ancora.
In ogni cosa che faccio
C'è per te un male.
È questo il mio errore?
Amore saresti, l'amore più puro
Che crea, nutre, sorregge e consola
Ed esiste perché è
E quindi è vero.
Madre tu sei il suo contrario.
Sarebbe bastato avere cura
Per imparare ad amare le proprie
creature.
La vita si è poi spenta in uno sforzo
ostinato
Di salvare se stessa
E tutti gli altri contemporaneamente.
Il corpo è crollato intero su stesso
E caduto in quel cimitero
In un sonno inquieto,
Come morta vita che muore.
Gli scheletri usciti
Dalle loro case di marmo
Ne hanno staccati i pezzi
E mangiata voraci
La viva carne marcita.
Ecco, ora la vita è morto osso
Un altro scheletro di quell'esercito
Che sarà morte ai vivi.
Le ossa resistono più a lungo
Sono la parte più morta e più vera
Rimane solo quella
Lavato via anche l'ultimo sangue.
**********
Il demonio ripete che è stata una mia
scelta
Di cercare tra le ossa le forze della
viva carne,
Che morta, marcita e prosciugata
Ha lasciato solo le ossa.
E le ossa ora lo sanno
Che non si lotta in eterno.
Si poteva avere il coraggio e si poteva
camminare, carne viva,
Tra la morte.
E non dar retta alle ossa
E non morire.
Anima persa in quello sforzo
Che ti causò stanchezza,
Hai assorbito quel male e fatto tuo
l'errore
Quell'idiozia malata e cieca
E forza distruttrice
Che è del mondo e della sprecata
umanità.
Quella colpa comune.
Sarebbe bastato poco
A fare un sacro altare
Del se più sacro:
Portarvi doni ogni giorno
E sacrificarvi i propri vizi.
E dimostrare fede.
Soprattutto,
Fede.
Erigere lì una tomba liscia e bianca
A celebrare quella che era la vita più
viva
Adorna di nulla perché null'altro
rimane.
“È stata una tua scelta,
Tua la colpa.
Tuo, sicuramente,
Il dolore.”
Parla e sogghigna.
Potrebbe quel demonio amare?
Può davvero, quel demonio,
Chiedere amore?
Neanche il demonio vuole essere se
stesso
Neanche tu vorrai.
Questa è la maledizione,
Questo ciò che disse e dice il canto
delle ossa:
“Sarà divertente
Non desiderare
Noi l'abbiamo fatto
E ci svegliamo contenti la mattina,
Andiamo per la nostra strada,
Viviamo contenti
E un giorno diremo
Di aver vissuto felici.
Nessuno si è mai scelto la sua strada,
Neanche tu potrai”.
Le ossa sono quello che rimane
Sono bianche, lisce e lucide
Indistinte dal marmo che le conserva,
Le ossa sono ciò che rimane sotto la
pelle,
E la carne, e i tessuti quando tutto è
marcito.
Le ossa sono lì e ti tengono insieme
Quando tutto il resto non c'è più.
Mi guardai la mano ed era osso,
Che non sarebbe riuscito a tenere in
mano una penna,
Che non sarebbe riuscito a maneggiare
nulla,
Che era secca, bianca, lucida e liscia
Mano di osso.
Aveva uno strano rumore,
Non scricchiolava.
Se sbattuta contro il marmo
Aveva il rumore di un tronco vuoto
Di un qualunque corpo cavo.
Ma era la mia mano, ed era morta.
Non poteva operare ed era morta.
“Tua la scelta,
Tua la colpa,
Tuo, sicuramente,
Il dolore.”
Ma non c'era neanche dolore.
Allora ho perso la mano con l'altra
mano
Volevo usarla contro quel demonio
Ma entrambe le mani erano morte,
E morte giacevano sul marmo.
Volevo piangere a guardarle
E non ci riuscivo
Perché non piange chi è morto ma chi
vi sopravvive.
E allora ero morta
Ed ero solo ossa.
Inutili ossa da sbattere contro il
marmo.
E allora sbattevo le mie ossa contro il
marmo
Bianco e liscio,
Tutto, era bianco e liscio.
Il demonio rideva “Cosa vuoi fare?
Sei morta, per tua scelta,
Sei morta, ora sei ossa.”
“Voglio bruciarle,
Voglio sapere cosa c'è dentro
Quel nucleo duro
Cosa succede se lo rompo,
Se lo brucio”.
Gli scheletri stavano sparsi intorno
Fermi e adagiati in rigide pose.
In silenzio, dall'inespressivo teschio
Guardavano
Quel pezzo di osso
Che non era più umano ma solo morte
E ancora ostinato
Senza forze e morto
Ancora voleva capire.
È perché non ha un gioco con cui
giocare,
Carne da nutrire,
Addobbi per agghindare.
Non può generare e non può fare
Perché le sue mani sono ossa,
E non ha più nulla.
Le ossa stanno ferme e non possono
scappare
E non le puoi scappare,
Sono ciò che rimane alla fine,
Quando null'altro rimane.
Sono il nucleo vero,
Siamo noi lisci e bianchi
E senza corpo e senza mente,
Liberi da quell'ucciso istinto:
Siamo morti.
Monumento a quella che era la vita più
viva.
“Se sono morta perché non muoio?”
Sbattevo la mano sul marmo
In quel tonfo sordo e vuoto
Niente rumore, niente dolore.
Sbattevo le ossa bianche nel marmo
bianco
E nel suo nulla
“Se sono morta perché non muoio
anch'io?”
Gli scheletri intorno immobili
A guardare me, non loro e le loro mani
“Siamo felici”
“No, voi siete morti!”
“Siamo felici
E tu non sceglierai la tua strada,
Nessuno può, nessuno deve,
Non dovrai scegliere
Ma dovrai restare, morte,
Qui con noi per sempre”.
E il demonio rideva ma poi si zittì,
E poi ci fu luce
E cantò la fata:
“Dormivo di un sonno
Che non da riposo
Tra i fiori ingrigiti
Senza sognare.
Mi avete destato
Scheletri morti
Con chiacchiere spente
E tonfi infernali.
Voi scheletri bianchi
Vi credete vivi
Vi pensate carne
Dove non c'è.
C'è solo osso
E non lo vedete.
Se capiste soltanto
Di esser bianc'osso
Capireste allora
Che non avete null'altro
Ma solo voi stessi
E quel liscio e pur'osso
Che sorregge la mente
Che sorregge il corpo
E solo allora
Potreste
esser vivi
E solo allora
Potreste
esser veri
Ma non lo capite,
E non lo vedete
O non volete
Capire e vedere.
Vorreste pensare
Di esser felici
Perché non piangete
E non c'è dolore.
Povere ossa,
Quella è la morte
Con cui vorreste
Abbracciare il reale.
Vivi sareste
Con minimo sforzo
Felici sareste
Con minimo sforzo
Ma voi non volete
Povere ossa.
Restate nel marmo
Che è uguale a voi,
Guardate nell'altro
La morte che è in voi
Soffoca invece
Dentro quel bianco
La vita vostra
Che è ancora viva
Le anime morte
Dentro quel bianco
Dormono solo
Dentro quel nulla.
Dormono un sonno
Che non da riposo
Senza pensare
E senza capire,
Senza volere
Almeno sapere
Che vivo è ciò che
esiste
E morto è ciò che vuol
morire.”
Parlò la fata
E si rimise a dormire.
Gli scheletri fermi
In bellissime e bianche
Plastiche pose.
“Avete sentito?”
Ma nessuno si muove.
È una morte lucida, quasi
pensata,
Organizzata con cura,
Che non vuole sentire
E che non vuole guarire.
Vuole solo restare,
Morta,
Perfettamente morta.
gli scheletri vivi
RispondiEliminavagano invano,
risuonano al vento,
senza sentirlo.
altre carni
ascoltano il vento,
ma ferme in un posto,
non seguono il tempo
scheletro e carni
si unirono insieme,
fischiarono al vento e
seguirono il suono
vivi